12 agosto 2026 · Fiscalità e contenzioso · 6 min di lettura · di

Contenzioso tributario: come si difende l'impresa davanti al Fisco

Un avviso di accertamento non è una condanna. È l'inizio di un percorso in cui l'impresa ha strumenti precisi per far valere le proprie ragioni — spesso prima ancora di arrivare davanti a un giudice.

Ricevere un avviso di accertamento è uno dei momenti che più spaventano l'imprenditore. La reazione istintiva oscilla tra due estremi ugualmente sbagliati: pagare subito per "chiudere la questione", oppure ignorare l'atto sperando che si risolva da sé. In mezzo c'è la strada corretta, che è anche quella che il professionista è chiamato a indicare: leggere l'atto con lucidità, capire se e dove è contestabile, e scegliere lo strumento giusto tra quelli che la legge mette a disposizione.

Prima del giudice: gli strumenti deflativi

La maggior parte delle controversie con il Fisco non arriva mai davanti a un giudice, e non è un caso. Prima del contenzioso vero e proprio esistono strumenti pensati apposta per evitarlo. L'autotutela permette di chiedere all'amministrazione finanziaria di annullare o correggere un atto viziato da un errore evidente — un dato sbagliato, un pagamento non considerato, una persona confusa con un'altra. L'accertamento con adesione apre invece un tavolo di confronto in cui contribuente e ufficio discutono la pretesa e possono trovare un punto d'incontro, con il vantaggio di una riduzione delle sanzioni. Sono percorsi che richiedono metodo e documentazione, ma che spesso chiudono la partita in modo più rapido e meno costoso di una causa.

Il ricorso e i gradi di giudizio

Quando il confronto non basta, la difesa passa dal giudice. Il ricorso si propone alla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado — la denominazione introdotta dalla riforma della giustizia tributaria, che ha sostituito le vecchie Commissioni e ha portato giudici professionali e a tempo pieno. Per le liti di valore più contenuto decide un giudice monocratico; per le altre, un collegio. Contro la decisione di primo grado si può proporre appello alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado, e in ultima istanza ci si può rivolgere alla Corte di Cassazione, ma solo per motivi di legittimità. Va ricordato un punto importante emerso dalla riforma: la vecchia fase obbligatoria di reclamo-mediazione è stata abrogata per i ricorsi più recenti, semplificando l'accesso al giudizio.

Contestare non significa avere sempre ragione. Significa avere qualcuno che sappia leggere l'atto, misurarne la solidità e dire con onestà se vale la pena combattere o conviene trattare.

La conciliazione: chiudere anche a causa iniziata

Anche dopo aver avviato il giudizio, la porta del compromesso non si chiude. La conciliazione giudiziale consente alle parti di raggiungere un accordo davanti al giudice, con un ulteriore beneficio sulle sanzioni. È uno strumento che un buon difensore tiene sempre presente: entrare in causa non vuol dire per forza arrivare fino alla sentenza. A volte la posizione più forte serve proprio a negoziare una chiusura ragionevole, evitando anni di incertezza e costi.

Il ruolo del difensore tecnico

Davanti alle Corti di Giustizia Tributaria il contribuente, oltre certe soglie di valore, non può stare da solo: deve essere assistito da un difensore tecnico abilitato, e il Dottore Commercialista è tra le figure che possono ricoprire questo ruolo. Non è solo una questione formale. Il commercialista che segue l'impresa nella gestione ordinaria conosce i numeri, i bilanci e la sostanza economica delle operazioni: è nella posizione migliore per capire se la pretesa del Fisco regge, per costruire la difesa sui fatti e, quando serve, per tradurre in linguaggio contabile ciò che il diritto da solo non basta a spiegare. È la stessa competenza che entra in gioco negli accertamenti contabili e, più in generale, ogni volta che una controversia ruota attorno a valori e stime d'impresa.

La lezione pratica per l'imprenditore è semplice: davanti a un accertamento, la prima mossa non è pagare né disperarsi, ma far analizzare l'atto da chi sa valutarne la tenuta. Molte pretese si ridimensionano o cadono con gli strumenti giusti; altre conviene definirle in via agevolata. In entrambi i casi, la differenza la fa arrivare preparati, per tempo e con qualcuno che parli la lingua dei numeri dalla propria parte.

Francesco Bafunno

Francesco Bafunno

Dottore Commercialista e Revisore Legale a Torino, Consulente Tecnico d'Ufficio presso il Tribunale di Torino. Assiste le imprese nella gestione del rapporto con l'amministrazione finanziaria e nel contenzioso tributario presso lo studio IUSTAX.

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