7 agosto 2026 · Consulenza tecnica · 5 min di lettura · di

CTP e CTU: chi fa cosa in una perizia

Due sigle simili, due ruoli opposti nello stesso processo: uno è l'esperto del giudice, l'altro è l'esperto della parte. Capire la differenza aiuta a non arrivare impreparati.

Quando una causa civile ruota attorno a numeri, bilanci o valori d'azienda, entrano in scena figure tecniche che affiancano il giudice e le parti. Due, in particolare, vengono spesso confuse per via delle sigle quasi identiche: il CTU, Consulente Tecnico d'Ufficio, e il CTP, Consulente Tecnico di Parte. Fanno un lavoro affine — leggere i numeri e tradurli in valutazioni tecniche — ma stanno da due lati diversi del tavolo.

Il CTU: l'esperto del giudice

Il Consulente Tecnico d'Ufficio è nominato dal giudice quando la causa richiede competenze che esulano dal sapere giuridico. Il suo tratto distintivo è la terzietà: non lavora per l'una o per l'altra parte, ma al servizio della decisione. La sua relazione — la perizia — diventa uno degli elementi su cui il giudice fonda la sentenza. È un ruolo di fiducia dell'autorità giudiziaria, che presuppone indipendenza e rigore. È il ruolo di cui ho parlato nella pagina dedicata al ruolo di CTU presso il Tribunale di Torino.

Il CTP: l'esperto della parte

Il Consulente Tecnico di Parte è invece nominato da una delle parti in causa. Il suo compito è opposto e complementare: presidiare tecnicamente la posizione del proprio assistito. Affianca l'avvocato, partecipa alle operazioni peritali del CTU, solleva osservazioni, contesta metodi e conclusioni quando non le condivide, e mette per iscritto le proprie note tecniche. Non deve essere imparziale: deve essere competente e vigilare che le ragioni della parte non vengano trascurate.

Il CTU dice al giudice come stanno i numeri. Il CTP fa in modo che, quando il CTU li legge, la voce della parte sia già nella stanza.

Perché servono entrambi

Il sistema funziona proprio grazie a questa dialettica. La terzietà del CTU garantisce una valutazione neutrale; la presenza del CTP garantisce il contraddittorio tecnico, cioè che quella valutazione nasca dopo aver ascoltato le ragioni di chi è coinvolto. Una parte che affronta una consulenza d'ufficio senza un proprio consulente rischia di subirla: di non avere nessuno che, con lo stesso linguaggio del perito del giudice, faccia notare un'assunzione discutibile o un metodo di stima meno favorevole. In materie delicate come la valutazione d'azienda o gli accertamenti contabili, quella voce può pesare parecchio sull'esito.

Stesso professionista, ruoli diversi

Un'ultima cosa che genera confusione: CTU e CTP non sono due mestieri diversi, ma due ruoli che lo stesso professionista può ricoprire in cause differenti. In una controversia si può essere nominati dal giudice come CTU; in un'altra, incaricati da una parte come CTP. Ciò che cambia non è la competenza, ma la posizione — e con essa il dovere: imparzialità assoluta nel primo caso, difesa tecnica leale nel secondo.

Per l'imprenditore che si trova in una lite dove i numeri contano, la lezione pratica è semplice: appena si profila una consulenza tecnica, conviene attrezzarsi con un proprio CTP. Arrivare al tavolo del perito con qualcuno che parla la stessa lingua, e dalla propria parte, è spesso ciò che fa la differenza tra subire una perizia e partecipare a costruirla.

Francesco Bafunno

Francesco Bafunno

Dottore Commercialista e Revisore Legale a Torino, Consulente Tecnico d'Ufficio presso il Tribunale di Torino. Ricopre incarichi di CTU e assiste le parti come CTP in materia di valutazioni d'azienda, accertamenti contabili e contenzioso societario presso lo studio IUSTAX.

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